Chi siamo...

E' un' associazione formata da un centinaio di soci disabili motori e non, totalmente organizzata e gestita dagli stessi, alcuni fanno parte o hanno fatto parte delle "case-famiglia" della provincia di Viterbo, provenienti da un esperienza istituzionale a lunga-degenza.
 L'Associazione coordina, tiene i rapporti con le istituzioni ed è essa stessa la grande Casa-Famiglia, rappresentando il fulcro intorno al quale i disabili associati trovano un proprio spazio autonomo nella comunità più vasta.
 L'Associazione cerca di garantire e migliorare la continuità di un "progetto di riabilitazione" gestito dagli stessi disabili iniziato nel 1979, dimostrando appieno la validità socio-sanitaria ancora oggi in atto, sia che i protagonisti di questa esperienza vivano ancora in gruppi, sia che vivano situazioni o scelte diverse dalla classica "casa-famiglia".
 Infatti, "case-famiglia" significa proprio questo: l'apertura verso disabili che sono riusciti ad avere una vita propria svincolandosi dai gruppi e che, non necessariamente facciano parte del "progetto riabilitativo" che ha condotto alla de-istituzionalizzazione, proprio per prevenire l'istituzionalizzazione come previsto dalla legge 104 del 1992.
 Si tiene a precisare che i soci non sono la "LA VITA AUTONOMA" né hanno la presunzione d'esserne l'esempio: ma sono per una maggiore autonomia nella vita, cosa da conquistare giorno dopo giorno, tenendo conto delle difficoltà oggettive dei più gravi, della preparazione e formazione, rapportato a quello che la società mette a disposizione in termini legislativi, scientifici, tecnologici, sanitari.
 L'associazione vuole essere soltanto la traccia di un percorso entro la quale i disabili possano trovare la propria autonomia, per svincolarsi poi alla fine, dall'associazione stessa.
 In questo percorso storico, diversi disabili sono riusciti a realizzarsi sul piano personale, sociale ed affettivo, creando delle proprie famiglie. Non è poco considerando la provenienza da un istituto, divenuto dopo anni di degenza per molti, la "casa" abituale.
 Nonostante la conquista di un proprio spazio all’interno di una comunità più vasta, proiettato verso la "normalizzazione" di una convivenza tra "cittadini eterogenei", c'è ancora tanto da fare, soprattutto se vogliamo che anche le persone affette da patologie più gravi, possano "camminare" alla pari con gli altri, con servizi appositi, case intelligenti, ausili adatti ad ogni tipo di handicap.
 Poi si sa; la società ha i suoi stereotipi, come nell'arte, nelle classificazioni sociali, nel mondo sommerso dell'emarginazione.  Speriamo solo di dare un contributo per far migliorare la qualità della vita di chi vive uno stato di assoluto disagio.

La storia...

La storia come esperienza case-famiglie, è iniziata nel 1979 dopo un ponderato e travagliato momento del superamento istituzionale. I presupposti per un radicale cambiamento di vita verso l'esterno, c'erano tutti; infatti dall'interno dell'Istituto si erano formati dei movimenti sportivi, culturali, musicali e delle coppie di fatto. Tutte situazioni che in qualche modo inneggiavano ad un cambiamento alternativo all'istituzione ed alla famiglia intesa nel senso tradizionale.
 All'interno dell'Istituto Villa Immacolata già era palpitante come un forte stimolatore, il circolo culturale ricreativo di cui era presidente Michele Oliviero.
 Un grosso movimento di vita attiva, proveniva da un gruppo sportivo seriamente e disciplinatamente impegnato nel BASKET in carrozzella, sotto la direzione dell'allenatore Michele Oliviero che è riuscito a portare alla ribalta nazionale la VITERSPORT, orgoglio indiscusso dell'istituto stesso che l'ospitava. Un altro gruppo attivamente impegnato sul piano sociale sono stati "Gli Astrali", una band musicale diretta dal pittore e cantautore Mauro Brilli.
 In questo frattempo, dall'interno dell'Istituto, cresceva ogni giorno di più sopratutto nei giovani degenti, la voglia di farsi una vita propria, svincolati da ogni logica istituzionale (anche se protettiva). Così, di volta in volta, con l'aiuto di persone anche esterne all'istituto, col Comune, la Provincia, la Regione Lazio, riuscimmo ad organizzare un "progetto riabilitativo" (in senso strettamente motorio), utilizzando la Legge Regionale n° 62 del 1974 che prevede la de-istituzionalizzazione.
 Le "case-famiglia" di disabili motori della provincia di Viterbo si formarono gradualmente fin dal 1979 in poi, per un processo di de-istituzionalizzazione avvenuto dal centro di riabilitazione Villa Immacolata di S. Martino al Cimino di Viterbo, come scelta spontanea e volontaria di circa una cinquantina di giovani disabili, anche gravissimi che potevano contare sulla collaborazione degli altri.
 Le case-famiglia dislocate in vari punti di Viterbo e provincia, hanno anticipato nei fatti e nei concetti, quello che oggi prevede la legge 104 del 1992.
  Si sa benissimo che poi, la messa in opera delle leggi molto spesso si scontra con le realtà economiche delle regioni e la loro disponibilità politica a risolvere determinate lacune sociali.
 In quel periodo, la Regione Lazio dimostrò sensibilità e di credere fattivamente alla possibilità di un reinserimento nella società di soggetti altrimenti confinati all'isolamento negli istituti.
 Infatti la R. L. collaborò attivamente alla"nuova realtà"sociale che si stava delineando, emanando delle circolari regionali che stabilivano i criteri contributivi per dette case-famiglia, nella misura del 50% dell'onere della retta di degenza, per favorire la de-istituzionalizzazione e la possibilità di continuare una forma di riabilitazione, gestibile dagli stessi disabili.
 Tale contributo doveva servire anche a coprire le spese di assistenza alla persona. Dico doveva, visto che le USL dell'epoca (poco inclini a recepire un messaggio di crescita socio-umana) bloccarono unilateralmente i parametri al 1988, arrovellandosi dietro fantomatiche leggi male interpretate e risparmi aziendali. Al di là di questo spunto apparentemente polemico, credo che la nostra esperienza di case-famiglia, formate dall'interno dell'istituto, sia stato il primo progetto pilota in campo nazionale.
 Dopo l'entusiasmante inizio del "progetto case-famiglia," appoggiato da uomini di cultura sinceramente impegnati nella sua realizzazione, la paura del "diverso"che voleva gestire la propria vita, ha sicuramente creato dei risvolti psicologici traumatici nella gente della "Viterbo bene": Capirai, ragazzi e ragazze disabili che convivevano...; altro che il GRANDE FRATELLO! Mancava solo la diretta televisiva (ci sarebbe stato da dire oggi...)
 Nei primo periodo della nascita del progetto "case-famiglia", una cinquantina di disabili motori esordì istituzionalmente come "Associazione case-famiglia", soggetto sociale importante nel primo periodo per i rapporti con le istituzioni inerenti alle tematiche riguardanti l'handicap ed il suo superamento. Da quel periodo, oltre ai dibattiti, innumerevoli convegni, manifestazioni sulle barriere, l'associazione ha sempre richiesto agli enti pubblici locali interventi socio-lavorativi in una piccola percentuale annua, per tentare col tempo, di uscire gradualmente dalla forma economico-assistita della Regione Lazio; cosa che è stata possibile solo per alcuni che si sono inseriti nel mondo del lavoro unicamente per capacità e determinazioni personali.
 Negli anni 90 l'associazione si tramutò in Associazione per la "Vita Autonoma" (case-famiglia e non), cambiando concettualmente l'idea stessa delle case-famiglia, per un'apertura verso un'idea più personalizzata della classica casa-famiglia, considerando (com'era logico che avvenisse nel tempo) l'avvento di un processo di maturazione spontanea della persona.
 In questo percorso storico, diversi disabili sono riusciti a realizzarsi sul piano personale, sociale ed affettivo, creando delle proprie famiglie. Non è poco considerando la provenienza da un istituto, divenuto dopo anni di degenza per molti, la "casa" abituale.


 

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